Cenni Storici


Datare i primi insediamenti e quindi le origini della citta di Acquapendente non e cosa facile, dal momento che fino ad oggi non sono state effettuate campagne di scavo ne studi adeguati sul periodo preistorico, etrusco e romano.

II nostro territorio ricco di acque, vegetazione e grotte naturali, specie nella zona che si apre verso la valle del Paglia, senz’ altro ha ospitato l’uomo fin dagli albori della civiltà nel suo vagabondare alla ricerca di cibo e riparo.

A testimonianza di ciò so no state trovate presso Pacignano, lonce, Monte Rufeno, Salara, alcune punte di frecce e asce in pietra scheggiata di notevole importanza.

Poco sappiamo del periodo etrusco ma, allorchè nel secolo scorso si registrò un po’ ovunque una particolare attenzione per gli scavi archeologici, così scrive l’ing. Adolfo Cozza, incaricato con altri di redigere la <<Carta Archeologica d’Italia (1881-1897)>>:
<<23-24 febb. [1883] - A completare la regione , Nord fino ‘alla delimitazione del Paglia mancava lo studio di Acquapendente… Ho trovato questa località degna di molto studio L’ attuale città occupa una valle compresa fra due colli, i quali portano l’impronta esterna di località abitate da popoli etruschi e sembra che l’antica città non fosse raccolta in una sola cerchia, ma sparsa sopra queste ed altre colline adiacenti quali sono Poggio dei Cappuccini, Poggio Frenzo (?) ecc.>>

Nello stesso periodo varie fonti locali parlano di diversi ritrovamenti. Interessante è la descrizione  effettuata da G. Fr. Gamurrini, nel 1885, di alcuni reperti rinvenuti poco sopra al fiume Paglia dal Sigg. Piccioni di Acquapendente e conservati presso il
loro palazzo.

Tra questi oggetti, attribuibili  al II secolo a. C., erano particolarmente pregevoli un candelabro di bronzo alto 41 cm., una statuetta bronzea di un fauno giovinetto <<di greco stile>>, uno specchio <<dove si veggono disegnati un Ercole col suo indumento leonino e la clava, e Mercurio>>, un grande boccale, due bacili, due colatoi e diversi altri reperti importanti.

Sempre fonti locali parlano del ritrovamento presso Trevinano di 11 tavole con scritte in etrusco.

Purtroppo dei rinvenimenti ottocenteschi non possediamo più nulla e la raccolta Piccioni è dispersa.

Anche i ritrovamenti recenti sono scarsi pur essendo state localizzate diverse aree di interesse archeologico ed effettuati alcuni scavi.

Le aree più importanti sono state individuate in località Lutinano, dove, ad opera del locale Gruppo Archeologico <<N. Costantini>>, si è effettuato lo scavo e ripulitura della <<Tomba del Ciliegio>> e della <<Tomba della Statua>> del III sec. a C. in cui sono state trovate, fra i tanti frammenti etruschi, alcune lamine d’oro. Altre aree interessanti si trovano presso S. Modesto, l’Annunziata, S. Rocco e Grollaccia in cui sono visibili resti di tombe di diversa tipologia ma di epoca imprecisata.
 
Ad eccezione di un <<Tempio>> in contrada Acquaviva, descritto nel ‘500 dal Biondi nelle <<Croniche di Acquapendente>> e del quale non si conosce più l’ubicazione, del periodo etrusco in Acquapendente mancano completamente resti di strutture architettoniche adibite alla difesa o destinate ad uso civile e religioso.

Considerando le scarse notizie che abbiamo e i pochi ritrovamenti, si può ipotizzare che l’insediamento d’epoca etrusca sia stato di modeste dimensioni con un’ economia legata soprattutto all’ attività agricola e pastorale, lontano dalle direttrici viarie del traffico commerciale.

La presenza romana è attestata da poche testimonianze quali alcuni cippi sepolcrali e alcuni colombari scavati nel tufo rinvenuti in località la Piantata, la Villa, la Cupellara, il Tufo.

Esistono poi molte altre Zone dove si può trovare del materiale archeologico (resti di tegoloni, ecc.) che forse potrebbe fornire informazioni ulteriori sul periodo precristiano.

Andando alla grande storia delle nazioni, dal V sec. d. C. assistiamo al disfacimento dell’Impero Romano.

Le terre della Tuscia vedono l’avvicendarsi delle invasioni dei barbari i quali saccheggeranno e distruggeranno molte città e villaggi.

L’arrivo dei goti, le continue lotte di questo popolo con i bizantini, la grande invasione longobarda in Italia, le lotte interne tra i duchi barbari e le guerre con i franchi che porteranno alla fine del dominio longobardo in Italia, copriranno con una spessa cortina d’oblio le culture precedenti, offuscando le testimonianze che per lunghi secoli gli etruschi prima e i romani poi avevano lasciato sul territorio.

Per Acquapendente in questo lungo periodo, data la mancanza di documenti, si possono soltanto fare delle ipotesi.

Solo la fine del dominio longobardo, nel secolo VIII, permetterà agli abitanti di riunirsi e il graduale sviluppo della strada che conduce alla città eterna permetterà il lento formarsi di una nuova comunità attorno ad un centro vitale costituito dalla pieve.

Sarà proprio la chiesa di Santa Vittoria, posta nella valle tra i due colli e sulla via Francigena a costituire la prima pieve del villaggio o <<vico>> che inizialmente non si chiamerà <<Acquapendente>> ma <<Farisa>> o <<Arisa>>, come è attestato da documenti provenienti dall’Archivio dell’Abbazia di S. Salvatore al Monte Amiata.

Sono tre atti di donazione e vendita del maggio 853, maggio 856 e gennaio 909, redatti tutti in <<Arisa>>: <<Actum in bico Farisa ante plebe beate sancte Bitorie>>, <<Actum ante plebe beate sanctae Bitorie xito bico Arisa>>, <<Actum Arisa>>. In essi oltre ad Arisa, che secondo lo Schneider corrisponderebbe ad Acquapendente, compaiono altri toponimi, alcuni dei quali tuttora esistenti: sono nominati testimoni provenienti da <<Lautinanu>>, è nominato il <<vicus Supanus>> non lontano dalla <<curtis de Lautinanu>>, due testimoni <<de Nebianum>> e il <<ribu Quintaluna>>.
 
Nel X secolo il vico Arisa acquista’ più importanza per il passaggio della strada e il transito sempre maggiore dei pellegrini e ospiterà nel 9641′imperatore Ottone I.

Durante questa visita, l’imperatore farà redigere dei diplomi, in uno dei quali (6 luglio 964) compare per la prima volta il nome Acquapendente <<Actum ad Aquampendentem>> (C. Sigonio, Historiarum de Regno Italiae, Francoforte, 1591).

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